Gentilezza, curiosità, ascolto: ricominciamo da tre.
In questi tempi matti bisogna sforzarsi per (ri)trovare le caratteristiche che ci permettono di non essere degli stronzi senza speranza
Image by KC Green, “On fire”
Hai presente, vero, quando i pianeti si allineano (o vanno in opposizione, non capisco mai bene) e ti ritrovi inaspettatamente in un mare di merda? Eccomi, sono io. Il 2026 ha ingranato la “velocità smodata” (cit.) dopo nemmeno due settimane e io non posso fare altro che armarmi del mio solito, immarcescibile, fatalismo da GenXer1 e tirare avanti come posso. Per questo, più sotto troverai il classico pippone from the heart, che è uno dei due format tipici di Patrilineare, che tendo ad utilizzare quando il mondo intorno a me crolla e di tempo per scrivere ne resta poco (l’altro format è quello in cui mi trasformo in “Sapientino Transfemminismo” che mi richiede un po’ più di studio e di editing). Magari apprezzi di più l’altro format, o magari non vedi l’ora di leggere una manica di cazzi miei. Comunque non ti preoccupare: non ti tedierò con le mie disavventure familiari… per ora.
Ma chi l’ha detto che il “cattivismo” è un valore?
Questa cosa che sto per scrivere a me sta particolarmente a cuore. Non ho gli occhi foderati di prosciutto e quello che succede nel mondo lo vedo, eppure non mi è mai andata giù la questione di homo homini lupus, della legge del più forte, etc. L’essere umano è l’unico animale che riflette sulla propria vita e che ha la capacità di entrare in empatia con i suoi simili. A me pare piuttosto che nasciamo naturalmente propensi alla cura reciproca (intendendo con “cura” un qualcosa di allargato che comprende rispetto, supporto, amicizia, amore, solidarietà, aiuto, mettici un po’ la parola che vuoi). Poi dopo - specialmente se sei maschio - sei “culturalmente” obbligato ad indurirti un po’, a indossare quel tipo di corazza che poi da adulto è difficilissimo scrostarsi di dosso. A “non vedere” l’altro e a farti i cazzi tuoi come regola di vita.
Comunque - seguimi bene perché stavolta mi sa che vado un po’ confuso - questa crosta che ci troviamo addosso io sono almeno 10 anni che lotto per togliermela, ed è un lavoraccio che non è mai finito. Non ce la potrei fare da solo perché per farlo hai proprio bisogno delle relazioni, di punti di vista diversi, fosse anche quello di unə terapeuta. Il punto è: io non voglio essere brutale, indifferente, sordo. Eppure intorno a me sembra che i valori appuntati sul bavero della giacca siano questi. In pratica, fa figo essere stronzi. Quando dico “intorno a me”, non intendo dire tra le persone che amo perché sarei un cretino a circondarmi di gente stronza (mi è capitato quando ero molto giovane, è un’esperienza che non vorrei ripetere). Ma a volte mi capita di essere più o meno acidamente preso in giro per il mio supposto buonismo o perché mi appassiono a certi temi. In questi casi mi chiedo sempre, ma che tornaconto ha questa gente per essere così piena di livore, così orgogliosamente disumana (quando si parla che so, di migranti, di persone transgender, di senzatetto, di attivisti climatici, di femministe o quale che sia l’argomento divisivo del momento).
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Io voglio invece basare le mie relazioni con le altre persone su tre pilastri (che nemmeno mi vengono sempre bene, chiaramente): la gentilezza, la curiosità e l’ascolto.
La gentilezza perché non mi costa nulla essere gentile. Probabilmente non mi costerebbe nulla nemmeno mandare affanculo tutti, anzi, ne comprendo il fascino oscuro, lo sfogo, “Aaaah, l’ho detto”, come schiacciare via il pus da un foruncolo coltivato troppo a lungo. Però è una questione di scelte personali e io scelgo di non essere stronzo. Non è che se accumulo merda devo poi per forza tirarla sul resto dell’umanità. Se posso aiutare qualcuno con un piccolo gesto durante il giorno lo faccio, anche se sono una persona introversa al limite dello spettro autistico, che difficilmente si toglie le cuffie antirumore durante una giornata fuori casa. Se incontro lo sguardo di qualcuno sorrido (anzi, sto cercando di fare questo esercizio di guardare negli occhi le persone che incrocio per strada e sorridere - temo che mi prendano per pazzo, ma a me un po’ mi fa star bene). Alla gentilezza tengo moltissimo, è una delle poche cose che al giorno d’oggi mi sembrano veramente rivoluzionarie.
La curiosità perché odio gli indifferenti… no, rettifico (anche perché tra tutte le citazioni gramsciane questa è la più inflazionata e citata a sproposito). Il contrario della curiosità non è tanto l’indifferenza, secondo me: è la paura. E io non voglio una vita di paura per me, così come non la vorrei per mio figlio. Il confronto con persone diverse da me scatena sempre la curiosità: di capire, di osservare, di farmi spiegare, di entrare in relazione non per giudicare (che è la cosa peggiore che possiamo fare, eppure a chi è che non spunta mai quel cazzo di giudice sputasentenze nella testa) ma per imparare qualcosa di nuovo. Con gli amici è facile: una vita di condivisione e c’è comunque sempre quella cosa nuova che non sapevi o non ti immaginavi, per non parlare del fatto che tutti noi si cambia, e anche tanto, da un decennio all’altro. Con le persone nuove è come leggere un romanzo pieno di colpi di scena. Con i fasci e con gli stronzi… beh, lì è un tantino più difficile applicare l’apertura. Sono una persona umana anche io, e se mi approcci ripetendo frasi fatte tipo “io non sono né di destra né di sinistra” mi riesce difficile il dialogo e penso “la vita è troppo breve per avere a che fare con te, ciao”.
L’ascolto perché senza ascolto attivo non c’è relazione. Parlo di quell’ascolto che fa stare meglio l’altra persona solo per il fatto che capisce che ci sei. Non dell’ascolto che capta il senso delle frasi giusto per sparare una risposta più o meno adeguata al contesto appena è il tuo turno. Guarda che questa è la roba più difficile di tutte, a me riesce il 50% delle volte perché richiede di stare radicati nel qui e ora (come dice la mia maestra di yoga) e non è così scontato. Al di là della macchietta di chi è superimpegnato perché ha mille notifiche e mille riunioni, c’è proprio la questione di un sovraccarico cognitivo portato da problemi personali, problemi locali, problemi globali, ma come cazzo fai a spegnere tutti quei pensieri? Alcuni non ci riescono mai. L’importante qui è provarci, esserci, stare. Che è anche una sofferenza, sia chiaro, perché già hai tutti i tuoi problemi e devi anche centrarti per accogliere i problemi dell’altro. Però poi che bello è quando quell’altro ti riconosce che lo hai fatto stare bene, o magari si prende lui o lei il turno di accogliere la tua, di sofferenza.
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È sulla base di questi tre concetti che io “ricomincio” (come diceva Massimo Troisi nel suo primo film) ogni giorno. Sono queste tre parole che stanno alla base di tutto quello che scrivo qui a proposito di linguaggio ampio, di convivenza delle differenze, di interesse per i femminismi, per le discriminazioni, per il mondo LGBTQIA+ e che fondano anche il mio concetto di “maschile”. Mi rendo conto benissimo che per alcune persone tutto quello che dico è una “follia woke”, così come mi rendo conto che occorre trovare un equilibrio e che è facile diventare rigidi e talebani anche dall’altra parte, entrando in quel gioco al massacro polarizzato che tanto piace agli algoritmi. Sparami (virtualmente) se vedi che utilizzo una schwa ogni due righe (lo so, a volte mi è capitato) o se rompo il cazzo fuori contesto con il transfemminismo o con gli stereotipi di genere.2 Il bello di “restare umani” (come dice un altro abusatissimo e fastidiosissimo slogan) è che non siamo perfetti mai, ma ci possiamo sempre provare.
Linkando qua e là
Articoli, post, notizie che mi hanno fatto pensare “aspetta che me lo segno per Patrilineare”… E se le notizie non sono qui, non disperare: a volte ce le scambiamo sulla chat di Patrilineare!
Dettaglio di “La Scuola di Atene” di Raffaello
Una delle notizie che più mi hanno colpito negli ultimi giorni, nel suo essere una di quelle adorabili cazzate che però sollevano polveroni, è la questione dell’università texana che ha messo all’indice il Simposio di Platone perché parla del GENDER, notizia che è arrivata anche in Italia. Ho trovato interessante risalire alle fonti per approfondire, e qui c’è un’intervista al prof. Martin Peterson della A&M University dove il fattaccio è accaduto. TL;DR: Peterson esprime preoccupazione per l’accaduto, si rende conto che la cosa era inevitabile per una questione di regolamento accademico che vieta qualunque “discussione su razza o genere”, coglie l’involontaria ironia di un clima accademico reazionario che predica ai quattro venti il “ritorno ai classici” (evidentemente Platone non è abbastanza classico) e soprattutto l’assurdità di “vietare” un filosofo conosciuto anche per il suo entusiasmo per i leader autoritari e generale disprezzo per la democrazia. Attendo con ansia il momento in cui vieteranno anche Tre uomini e una gamba di Aldo, Giovanni e Giacomo.
L’altro grande tema del momento è quello di Grok, l’intelligenza artificiale di quel simpaticone nazista di Elon Musk, che per diverse settimane ha consentito di creare deepnudes ai danni di donne e anche bambini (qui un equilibrato riassuntone del Post): un piccolo regalo di Natale di Musk agli utenti di X, in nome della fermezza su posizioni più anti-woke possibili. Subito dopo le feste, l’Unione Europea si è svegliata e ha proposto - giustamente - sanzioni. Alla fine è intervenuto anche il procuratore generale della California e xAI, la divisione di X che gestisce Grok, ha inibito il nudifier integrato nell’AI. L’ironia qui sta nel fatto che un manipolo di matti che vedono complotti con i pedofili ad ogni angolo, poi usano i nudifiers per spogliare preadolescenti senza consenso e diffondere on line queste immagini. Mah.
Un interessante articolo del New Yorker che inizialmente ripercorre la storia dello stupro coniugale negli USA (spoiler: la legge che lo riconobbe per la prima volta fu emessa dallo stato dell’Oregon nel 1977) e riflette sul consenso “libero e attuale” di cui discutiamo anche noi in questi mesi intrecciandolo con relazioni a squilibrio di potere, pratiche BDSM, una serie di libri usciti recentemente che tentano di superare il “solo” consenso come base di un sesso positivo. Ma vabbè, da noi siamo ancora un po’ indietro. Vale la pena leggerlo, però.
Nel Regno Unito, la prospettiva si sta spostando dalla semplice repressione alla prevenzione. Sia AlFemminile che ValigiaBlu raccontano il massiccio investimento del governo inglese sull’educazione alle relazioni e sul contrasto alla violenza di genere nelle scuole inglesi. Adolescence sarà servito a qualcosa?
Alessia Cesana su Altreconomia riflette su un altro tipo di consenso: quello informato delle famiglie che dovrebbero approvare o meno l’educazione sessuale nella scuola secondaria di primo grado.
“Nessuno è di fronte alle donne più arrogante, aggressivo e sdegnoso dell’uomo malsicuro della propria virilità.” Da questa citazione di Simone de Beauvoir Patrizio Lo Votrico su Libreriamo analizza le fragilità del maschile contemporaneo.
Tre podcast interessanti. “Il bullismo degli adulti” è un episodio di Wilson, il podcast di Francesco Costa in cui è intervistato Matteo Landini a proposito della cattiveria gratuita che noi adulti spesso mostriamo nei confronti degli adolescenti (qui un estratto, il podcast intero è riservato agli abbonati).
Generazione invece è il nuovissimo podcast di Alessandra Pellegrini De Luca su come sta cambiando il modo di fare figli e figlie oggi. Primo episodio sulla questione della donazione di sperma non regolamentata (interamente disponibile).
Infine, Scomode è il podcast di TheWom che racconta storie vere e appunto scomode dalla voce di chi le ha vissute. Dopo Giorgia Soleri e Big Mama, è il turno di Jolanda Renga che nell’ultimo episodio si concentra sul body shaming (podcast “spezzettato”, ogni storia sono più episodi).
Pauline Verduzier, quando appare su Internazionale, è sempre da leggere. Qui indaga sulle donne che consumano pornografia e su come a volte la condanna delle violenze di genere entri in conflitto con l’eccitazione nei confronti di dinamiche di sottomissione femminile.
Quando si parla di porno spesso si parla solo di scandali, di educazione sessuale, di violenza digitale. Raramente ho trovato un articolo come quello di Emanuela Musto su RSI che analizza il porno come dispositivo culturale che plasma l’immaginario erotico di intere società. Non questione di sesso ma di potere esercitato sull’immaginario collettivo.
La palma per il titolo migliore sulla questione della verifica dell’età sui siti porno va a Martino Wong che su Scomodo approfondisce la questione nell’articolo “In Italia e nel mondo è sempre più difficile masturbarsi” (adoro).
Eleonora De Nardis scrive un ricordo di Valeria Fedeli su Collettiva.
Torinese pride: il monumento a Giulia di Barolo (il primo dedicato a una donna).
Su Nurse24, un approfondimento su sessualità, disabilità e diritto al desiderio.
Per concludere, un reel di Umberto Galimberti, che a 83 anni qualche gioia ancora ce la dà.
Cosa mi gira in testa?
Prima che ricominciasse il frullatore della vita quotidiana, in quello stato di eterea sospensione che chiamano “vacanze di Natale”, ho letto Nella carne di David Szalay. Se anche tu l’hai letto, o se hai letto qualche recensione, saprai che è “il romanzo che parla del maschio contemporaneo”. E in un certo senso, è proprio così. Vorresti che non fosse così, ma è così. E non tanto perché il protagonista Istvàn, giovane ungherese mio coetaneo,3 sia un prevaricatore, un violento o cosa. Ma perché è un personaggio disorientato, in balìa degli eventi, che si lascia trascinare da quello che gli capita (gliene capitano tante), che non esterna sentimenti, che risponde a tutto semplicemente con un “Okay” di accettazione accompagnato a volte da una scrollata di spalle, che solo in età (molto) adulta sente, oscuramente, che c’è qualcosa dentro di lui che si agita e che potrebbero essere… delle emozioni. Lo consiglio fortissimo.
SenLin Yu e David Szalay
L’altro libro che ho iniziato (ma sono ancora a metà perché è interminabile, come un’attesa in un ufficio postale) è Alchemised di SenLin Yu. Il “romantasy” non è proprio la mia tazza di tè, ma ci ho provato per un paio di motivi (uno è che non è mai bene snobbare un prodotto culturale per partito preso, l’altro è che Alchemised in origine era una fan fiction dramione4 di Harry Potter e in un’altra vita io vivevo di fan fiction di Harry Potter e le traducevo pure). Alchemised - se superi le prime trecento pagine - può essere una lettura interessante: si distinguono molto bene in filigrana i personaggi della Rowling, ma l’autrice ha fatto un’ottimo lavoro nel mascherarli in un diverso mondo “alchemico”, con una diversa lore e un world building che a volte è così dettagliato da causare sonnolenza (troppe descrizioni, insomma). Il cortocircuito sta nel fatto di aver posto questi personaggi - tra i quali ovviamente c’è una palpabile tensione erotica - in un contesto sadico, spesso orrorifico e splatter e pieno zeppo di situazioni che oggi verrebbero definite triggeranti: stupri, violenze di vario genere, umiliazioni del personaggio femminile principale e tutto l’armamentario ben noto da Sade a E.L. James. L’autrice fa persino un lungo disclaimer alla fine del libro, del tipo: questo libro è pieno di descrizioni che potrebbero essere traumatizzanti per chi legge, il fatto che io descriva minuziosamente ogni tipo di violenza non vuol dire che io ne condivida l’uso. Io mi sono chiesto “Ma non era meglio metterlo all’inizio?”… Mah. Comunque sono 1092 pagine, solo per dire.
Raccomandazioni
Se il 2026 mi darà un po’ di tregua, mi prendo tempo fino all’estate per ragionare su una possibile evoluzione di Patrilineare: fino ad allora, ti ricordo che puoi sempre partecipare alla “Raccolta punti di Patrilineare”. Clicca sul pulsante “Invita un amico” e manda il link a una - o più - persone che potrebbero iscriversi: si vincono dei premi (ovviamente a tema GENDER). Per ogni persona che si iscrive grazie al tuo link, la tua posizione salirà nella leaderboard e più sali, più premi guadagni, ça va sans dire.
Invece, se ti è piaciuta parecchio questa mail, se mi segui da poco, da tanto, se ogni volta che ricevi Patrilineare pensi “Toh, ecco di nuovo quel curioso individuo che mi fa ridere ma mi fa anche pensare”, puoi cliccare sulla tazza di Ko-fi qui sotto e lasciarmi qualche euro di mancia (puoi anche fare una donazione periodica, in quel caso ti benedico da lontano).
E allora: come ti poni tu rispetto ai tre pilastri di cui ti ho parlato, la gentilezza, la curiosità e l’ascolto? Riesci a praticarli sempre? Ci riesci con uno o due ma non con tutti e tre? Ci provi, te ne fotti? Vale tutto: dimmelo nei commenti se ti va. Io non giudico nessuno. Un orso-abbraccio virtuale e alla prossima!








grazie per la menzione 💕
La domanda che ti poni, "che tornaconto ha questa gente per essere così piena di livore, così orgogliosamente disumana", torna sempre più in mente anche a me. Soprattutto quando leggo certi commenti sui social. E la cosa, negli ultimi tempi, mi ha colpito in maniera ancora più particolare perché seguo Elodie sui suoi profili e ho visto cose che mai avrei immaginato.
Mi spiego meglio: nel suo tour ha usato dei costumi molto succinti e i balletti erano sexy e ammiccanti. D'altra parte lei ha sempre detto: il corpo è mio, non ho problemi a esibirlo e facendolo voglio far capire che le donne devono essere libere di potersi esprimere come desiderano. Apriti cielo!
Ho letto "e le femministe che dicono di questi vestiti?"; "come la mettiamo con l'oggettificazione della donna?" (magari l'oggettificazione sta nell'occhio di chi guarda, o no?); "chi ha una bella voce e sa cantare non ha bisogno di spogliarsi"; senza contare le battute in cui è evidente l'equivalenza spogliata=donna di dubbia moralità.
Questi commenti, spesso postati da donne, mi fanno capire quanto siano interiorizzati i concetti di patriarcato e soprattutto quanto livore ci sia di fronte a chi, coi suoi mezzi, rompe i canoni culturali e sociali prefissati. Oltretutto, fermarsi a commentare una persona che non ti piace significa non avere nemmeno la minima idea di come funziona l'algoritmo: se tu interagisci, l'algoritmo ti proporrà più contenuti di quell'argomento perché non valuta se tu abbia commentato positivamente o negativamente, conta solo la tua interazione. Gli haters alla fine creano hype.
Elodie, o chiunque altro nell'universo, può piacere o meno, ognuno ha le sue preferenze. Ma la rabbia schiumante, il disprezzo e la distruttività che ho visto contro questa donna mi hanno colpita. Vabbè, chiudo qui il mio pippone ma erano considerazioni che mi frullavano un po' in testa e ho voluto condividerle perché credo che in questo contesto possano essere comprese.
Grazie Pietro per le cose che scrivi, che apprezzo sempre tantissimo!